18/12/2009

Biglietto di Natale

sono sempre affezionato al mio blog. e alle persone che in questi cinque anni lo hanno frequentato. e poi, quando sento certa musica, non so perché (anzi, lo so benissimo) mi viene di scriverne e di condividerla. i verve sono stati un fuoco breve, ma intenso. da wigan, nel nordovest dell'inghilterra, il mio amato nordovest. dieci anni fa. questo è uno dei miei pezzi preferiti. è la mia xmas card per voi. se passate ancora. chiudete gli occhi come ashcroft. vi auguro di vedere quello che vede lui.

looking through the red box of your memories

auguri



21/11/2009

vieni come sei

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Penso che dopo cinque anni di blog dovrei  smettere. Dovrei smettere di dissanguare i miei sentimenti e la mia memoria. L'ho presa troppo sul serio, 'sta cosa. Oggi ho sentito questo pezzo dei nirvana, e ho realizzato, come solo quando ascolto ciò che mi urla il rock'n'roll. Vieni come sei, come una memoria. Come un amico, come un vecchio nemico. Ti aspetto. Lo giuro, non ho una pistola. Non ce l'ho, non l'ho mai avuta veramente. La scelta è tua, non ritardare. E se ritardi, tu,tu e tu, non ha importanza. Siete lo stesso per me, e dovrebbe essere così anche per voi. Non è mai troppo tardi. E' peace and love, qui, e sempre lo sarà. Stesse idee, stesso feeling. Non può essere che ci abbaiamo come cani rabbiosi. Non può.
Perché io, la pistola non ce l'ho, e non la voglio avere.


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26/10/2009

ministry of love

 

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qualche volta penso che il futuro immaginato dal passato si chiude nel presente. i corto circuiti si chiudono, nei flussi di carica elettrica e di luce provenienti dai nostri schermi, che ci investono continuamente, ossessivamente, cancellano e ricreano i tempi delle nostre azioni e dei nostri sogni. ma noi dove siamo, dentro o fuori gli schermi? è tutto mescolato, entangled, e ciò che ci diceva orwell del futuro, del suo futuro, ci arriva e diventa presente in modo ancora più subdolo di quello che lui poteva pensare. big brother diventa reality,  anestetizza una realtà che va e viene tra le onde elettromagnetiche e il vivere quotidiano. è una catena di immagini, di eventi, di immagini di eventi dove ciascuno pensa di prendere e selezionare, come al supermercato, e non si accorge del braccialetto elettronico che lo lega a qualcosa che NOI ci siamo costruiti, e dalla quale non scappiamo. perché ci piace, e non vogliamo scappare. ma forse non è così. ci forzano, ci forziamo a farcelo piacere. e tutto questo equivoco di presente, passato e futuro continuo è solo una cortina, che non ci fa vedere quello che siamo, quello che il mondo è. e ci farebbe un gran bene saperlo. tomorrow was another day.

 

13/10/2009

big boss

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sì, siamo nella terra di nessuno. e mentre un pallido freddo incomincia a circuirci, vestiamo di nero e usciamo. con il cappello di mick, la giacca a tre bottoni di paul. big boss, forse ci riprendiamo il nostro. che non è tuo.

05/10/2009

5 sport:calcio

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C'mon, let's play.
Giochiamo sotto il cielo plumbeo della domenica mattina di un rigido  inverno inglese. Potrebbe anche nevicare, come nel match di FA Cup che Edo vide in televisione molti anni fa, in Italia. McManaman buttato dentro la partita, esile maglietta rossa nella bufera. Ora, SeftonPark, 7 a-side, Geoff in maglietta blu a maniche corte dell'Everton dirige il traffico del gioco, lucido e paziente. Il contrario di quello che succederebbe fuori, pensa Edo inguainato nella tuta blu, guanti di lana già zuppi. Scarpini che si incrociano, scivolanono, schizzano fango di domeniche bagnate nella fuga da quel dolore e quella noia dell'imperturbabile britannia.
Ma il calcio è qualcosa di doloroso e così tremendamente amabile. Paolo Maldini ha detto che fra vent'anni forse il calcio non esisterà più. Edo rivede Falcao e Platini, Maradona e Rummenigge, e prova la scivolata su Geoff, imita come tutti gli insipienti al cospetto degli dei. Le coppe dalle grandi orecchie, il mondo in un globo d'oro, alzate  nelle luci elettriche, nel verde artificiale, e la terra dei campetti di Tormarancio nelle estati polverose, cupo di fuori, il mondo. Luce nella palla che scivola, rimbalza, rotola, schizza tra piedi e teste di milioni di persone che hanno altro nella vita a cui pensare, ma che non possono fare a meno di rincorrere, dribblare, respingere, sognare. Dal sole di Roma alla pioggia del nordovest inglese, cos'è che ci spinge, cos'è che ci fa amare così perdutamente questa sciocca finzione di guerra?  E tutti quelli che giocano, al chiuso e all'aperto, continuano a perdere l'anima nella sfera. Edo riesce a rincorrere Geoff e a scivolare, l'anestesia del soccer continua a funzionare. Le droghe funzionano sempre. Fino al dopo.
Sefton Park imbrunisce di sera, a Tormarancio il sole diventa insopportabile. Lorenzo  si leva gli scarpini e fuma fuori dagli spogliatoi nel caldo padano asfissiante anche al tramonto, la nostra sera che avanza, sottile e inesorabile.
C'mon, let's play.

18/09/2009

moris

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quando entro nel bar di moris, lui nemmeno si volta. sa chi sono e cosa voglio.e così con tutti i suoi clienti, che ti assicuro, sono un bel po'.  le donne (di cui ha una maledetta, pessima opinione) le chiama nani, se le conosce un po'. mi fa il caffè macchiato la mattina, prima che vada al lavoro, o il campari soda con ghiaccio e limone, la domenica prima di pranzo. gli stuzzichini sono pezzetti di gnocco fritto, che prendo direttamente da un vaso di rame, dietro il banco. rino, il siciliano che mi vende mozzarelle, mi ha offerto il caffè.  è passato vicino al bar, tra il dehors e il bar in bici, e mi ha salutato mentre bevevo l'ape. moris l'ha rimproverato, e lui gli ha risposto che doveva salutare un amico. il fornaio ieri mi ha salutato per strada, e mi ha chiesto"come va?". una volta lo ascoltai mentre parlava di casualità e causalità, e gli menzionai la storia dell'orologiaio cieco. all'altro bar, dove vado quando moris è chiuso per turno, la madre e la figlia mi hanno fatto notare che sembro sempre arrabbiato la mattina. e mi servono il caffè macchiato con le decorazioni di cioccolato. nel negozio bangla, dal quale mi servo quando devo comprare le birre fuori orario, il proprietario mi chiama ingegnere, anche se sono un fisico, un mestiere incomprensibile ai più. sta facendo il ramadan, povero, o beato? lui e la moglie sono internet dipendenti, guardano bollywood su youtube. i filippini si siedono sulle panchine la sera e chiacchierano, a voce alta, ridono e sono comunità, come noi non ci sogneremmo mai di essere. la domenica mattina i vicini messicani, o venezuelani, o che so io, sentono questi loro ritmi a volume alto, mentre il profumo della loro cucina si sparge per i cortili. a due passi, altre cucine, dalle più alte con tre stelle michelin alle semplici trattorie lavorano, incessantemente. il sushi è a due passi, come il kebab, la pizza e i tortelli estensi. cucina, suoni, persone. che riconosco, saluto, e rispetto. non so, forse vivo in un'isola incantata. ma la gente è gente, e i loro colori, odori, sorrisi riempiono la mia vita, faticosa come quelle di tutti. in questo centro storico così caldo d'estate, così vivo tutto l'anno.

09/09/2009

piangete

 

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recentemente ho ripreso a leggere. leggere per davvero, come facevo quando ero adolescente o giù di lì. questo ha coinciso con una grande crisi. la strada segna questa specie di rinascita. è un romanzo che dovrebbero leggere tutti coloro che hanno a cuore certe cose che rimangono lì, nella nostra mente, sedimentate, e che lo scorrere del nostro sangue, la morte e la rinascita delle nostre cellule, la disintegrazione dei nostri neuroni , lo scandire della nostra vita, tendono a seppellire. ma il fuoco cova sempre sotto le ceneri del tran tran. dovete leggere questo romanzo, e dovete piangere su quel mondo grigio e senza speranza attraversato dal padre e dal bambino che porta con sè il fuoco. per rinascere, pensare ed essere consapevoli. del male, del bene, della vita. piangete, dunque, senza vergogna. perché siamo una dannata razza vivente di grandi abissi e di grandi cime.

01/08/2009

5 sport: nuoto

dedicato a federica pellegrini e alessia filippi
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che strana settimana. in ferie senza esserlo veramente. e così, mi compro un paio di occhialini e vado in piscina. ci vado in bici, col caldo che mi spezza il fiato alle 5 del pomeriggio. la vasca è schiacciata tra ferrovia, strade infuocate, grigi palazzoni che emanano calore e vite soffocate, sotto lo stadio del calcio imbecille.  a quell'ora, la gente incomincia ad andare via dal praticello, ragazzini costretti a restare in città, in attesa delle vacanze dei genitori, famigliole di immigrati russi, messicani, marocchini che in vacanza non ci vanno mai. ma la vasca è di 50 metri, olimpionica, il suo azzurro porta sollievo soltanto a vederlo. e a nuotare, io non sono poi male. faccio le mie vasche in corsia, una dietro l'altra, stile libero e rana sono i miei favoriti, delfino e dorso li so, ma non ho confidenza con loro. guardo i cronometri a quattro lancette, inutili, i miei tempi di (quasi) cinquantenne fuori dalla loro portata. 5, 10, 20 vasche di respiri bagnati, il nuoto è regolarità, precisione nei movimenti, dedizione. la fatica è diversa, con l'acqua sembra più leggera. allevia il dolore delle vite, come nel film blu di kieslowski, dove juliette binoche nuota incessantemente per ricostruirsi e dimenticare.
alle sei e mezza arrivano i nuotatori veri. ragazzi e ragazze dal corpo splendido, si sciolgono, scherzano, leggeri come la loro età. i loro muscoli già pronti guizzano, e l'acqua incomincia a scrosciare, incessantemente, sotto i colpi di braccia e gambe, all'ombra della strana torre con l'orologio fermo. li osservo mentre mi asciugo al sole che incomincia a morire, appoggiato alla balaustra. li guardo nei loro gesti ripetuti, nei tuffi di partenza. gli schizzi d'acqua azzurra, le onde in corsia. dedizione, umiltà, regolarità portano a corpi scolpiti ingioiellati d'acqua, scintille riflesse del sole che sente l'odore del tramonto estivo.

28/07/2009

closer

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natalie si spoglia. julia parla sboccato. clive e jude fanno gli uomini, niente mi ricordo di loro. si intrecciano, si feriscono, si amano, si scopano, si scambiano, si intrecciano di nuovo. poi (prima?), natalie guarda dalla parte sbagliata quando attraversa, e viene investita. a londra. diretti da nichols, conoscenza carnale e laureato. london. city of light. città dell'amore grigio, del tormento e della felicità. ricordo il film, e ci penso su. mi scappa da ridere. non è così? un po', sì. e mettiamo il pezzo giusto.


no direction home (known)


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no, aspetta, ce n'è un'altra che adoro.

when I leave this world (sure, mate...)

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21/07/2009

buonanotte

dormirò, questo è certo. sun on u.


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Although I'm so tired I'll have another cigarette


09/07/2009

wow

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nanoparticelle di nichel. aggregate in struttura frattale (forse? chi sa?). le loro dimensioni sono di una decina di miliardesimi di metro. le ho fatte io. wow. this is nerd art.

01/07/2009

what about cherries

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le tiri, una dietro l'altra. le assapori, le mangi con le mani, dall'alto. dal gambo in giù. il dolce, la durezza (duroni, no?), il rosso che ti macchia la camicia e il cuore. indelebile, incontrovertibile, senza compromessi. il nocciolo lo sputi, sul piatto, per terra. dura parte delle nostre vite così aspre. amarognole. niente ciliegie senza noccioli. non romperti i denti,  non come me li sono rotti io. giugno è andato, ultimi duroni. ultime ciliegie. davanti il sole troppo forte. red is your colour. forever. soon I'm gone, for you. too soon, for me.


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01/06/2009

skeletons


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c'è ancora tempo? ancora? uncle john suona ancora il suo violino? voglio sempre credere di sì. voglio sempre credere agli arcobaleni sui deserti. e al surf sulle onde blu dell'amore. gli scheletri nell'armadio diventeranno polvere. e noi sopravviveremo, respirando l'aria del golden gate.

 

It's the same story the crow told me;
it's the only one he know.
Like the morning sun you come
and like the wind you go.
Ain't no time to hate,
barely time to wait,
Whoa-oh, what I want to know,
where does the time go?

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04/05/2009

spirals

spirali di foglie colorate, verdi, rosse, gialle, avvolgono noi spazzini della memoria, in una limpida e fredda giornata autunnale. le canzoni ci girano intorno, mentre cerchiamo di mettere ordine nei nostri pensieri e nelle sensazioni, loro subdole amanti.  chet baker suonò davanti a me al quasimodo, west berlin, vent'anni fa. non lo conoscevo bene, il suo "magic touch" forse stava svanendo. chet, il tormento è il prezzo del dono, il contrappasso del volere essere, del volere sentire? lo chiedo a te, mentre riascolto il tuo assolo che piove dall'alto in una british song, che parla di prezzi e guadagni di una guerra, cantata da elvis costello e robert wyatt, tanto, tanto tempo fa. cos'è che ci fa tendere alla vera vita, e ce la nega negli accidenti quotidiani, ripetuti all'infinito, apparentemente diversi, menzogne autopropagantesi, gocce di pioggia che scavano nelle rocce friabili del nostro essere?  cos'è che ci fa sentire peccato in ciò che peccato non è? eppure, eppure le spirali girano senza sosta, i colori continuano a sorriderci, nella stessa canzone, suonata dagli afterhours, in un altro pianeta, davanti a un altro io. perché il fine è l'essere, e l'essere cessa solo in reazioni chimiche, troppo caotiche da comprendere. getto a terra la scopa, e mi faccio avvolgere dai colori.

20/04/2009

london calling (in memory of ballard)

 

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amo la visionarietà di J.G. Ballard. dentro le sue righe fantastiche c'è sempre qualcosa del reale che ci sfugge, ma  è lì. è nel nostro mondo che diventa sempre più la ruota del millennio, un london eye schizzato di sangue, angosce, contrasto e slancio. nei nostri occhi ipermetropi, in questo caso, è la disperazione della classe media brit-world, che sotto il dolce cielo suburbano affonda, moralmente e economicamente, soffocata dalle guantate mani dell'avidità. avidità di oggetti e di finte esperienze tipiche dell'età cosiddetta moderna. speranza di un nuovo 68 rovesciato, composto da famigliole ex-agiate, e cupezza di un nuovo terrorismo, edonismo distorto. l'apocalisse è solo rimandata, darling. oppure è qui, ma non è come la pensi tu.

 

18/04/2009

parole, pietre, luci

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nel 2004, khaled fouad allam sentì l'urgenza di scrivere al giovane qualsiasi dell'altro mondo. quello che noi vedevamo in film sgranati ripresi in dimensioni diverse, con la bandana in testa, el kalash imbracciato e le granate legate al corpo, già innescate. innescate da chi? khaled lo implora, i libri antichi aperti sulle pagine di vita e memorie della storia che noi non conosciamo. lo implora di pensare. il pensiero deve sciogliere quei grumi incancreniti, quel ghiaccio doloroso che noi abbiamo contribuito a solidificare in un male cristallizzato. il nostro mondo dell'ovest gira su se stesso ed espelle l'est, il sud, e forse il nord, dimenticando che ciò che espelle è quasi tutto. la preghiera di khaled è apparentemente inascoltata, credo. e l'oblio delle notizie che si divorano continuamente non ci fa accorgere che il giovane col kalash in mano è ancora lì. ma le parole scritte sono pietre, e scavano nella nostra e nella sua incoscienza. quel grumo si scioglierà, e un altro cristallizzerà. le pietre dei libri però rimangono, e illuminano la notte di una luce tenue, che possiamo inseguire.

26/03/2009

gli anelli di roberto

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roberto agita le mani, mentre descrive quella-una-la realtà. gli anelli sulle sue dita ruotano, occhi infossati e calvizie precoce su una giacca nera, morbido accento di napoli, città dai colori splendidi e feroci: realtà. quando io vidi il film tratto dal suo libro (ma è un libro?) mi dissi: è un altro mondo. lontano dai motori, dalla tecnologia, dalla scienza della terra della mia umanità. ma lui mi dice, non è altro,  è qui, con te, parte di te. rifletto su questa "cosa" sfuggente, realtà, che ti fa dire: ehi, sono qua. questo è il mio occhio, la mia mano, il mio sangue, le mie cellule. e questo grave cade, questo atomo emette radiazione, questa reazione chimica è amore e questa invece è dolore. ma vedi, ci sono i fili visibili e invisibili che portano dalla causa alla complessità-caos, dalle foto di omicidi e di carabinieri e di preti sorridenti  morti ammazzati, che vedi dalla tua poltrona davanti agli schermi TV-LCD, a te, al tuo stato comfortably numb:  esistono, sono imprescindibili, ineffabili, indistruttibili. realtà presenti come città invisibili, fino a quando roberto-marco polo non te li fa vedere. nessuno è escluso, neuroni che gridano: "responsabilità, diritto alla felicità!". e la felicità è un diritto, scandito e dimenticato in cicli di sangue dalla costituzione dell'ultimo impero, 1776. niente di imprescindibile, niente di avulso, niente che possa essere dimenticato. sei miliardi di entità che calpestano una sfera azzurra, in un sistema solare periferico, su un braccio della galassia detta via lattea, respirano agognano, vivono e muoiono per questo. QUESTO. gli anelli di roberto girano, intorno a ciò che viene detto responsabilità. e mentre i quattro carabinieri  lo portano in salvo, alla fine della trasmissione-ricezione, il respiro si fa leggero, nell'atroce dubbio della consapevolezza. male è male, bene è felicità.


chi sta zitto, mente.

13/03/2009

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fra un po'. non so quando.

12/02/2009

such is life

 
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hey, the flower looks good in your hair!

in everybody's hair.

so long.

such is life.

 

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24/01/2009

frequency

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in rari, fortuiti casi ci si mette in contatto con qualcuno per telefono, radio, internet. non importa se lo conosceremo o lo conosciamo. forse non lo vedremo mai. ma lui, o lei, cambiano la nostra vita irreversibilmente. la freccia del tempo non è così lineare, non si muove lungo una retta. il tempo stesso, in questi casi, cambia, viene distorto. e la nostra pelle ne esce con un marchio. penso  a lui, al tempo, con un sorriso lieve. e a quella treccia che vi è avvolta intorno, la nostra vita. si attorciglia, si aggroviglia, si interrompe e continua, come un'edera avvinghiata ad un ramo, che beve  il dolceamaro nutrimento di coscienza e sentimenti. ma il ramo non è diritto, anche se noi pensiamo che punti verso un alto, un cielo pieno di galassie altere e inarrivabili. e la freccia non si ricongiunge mai con la sua origine. non può. spiraleggia, piuttosto, e quando questo incontro finisce, non ritorniamo mai come eravamo. l'illusione consolatoria di essere come prima, di ritornare alla coda del dolore e della felicità dopo gli accidenti e gli amori è fuorviante, distoglie gli occhi dalla vera essenza. si continua in qualcosa che sembra lo stesso di sempre ma non è più. ed è questo lo scrigno traboccante di gioielli, la pentola d'oro alla fine dell'arcobaleno che forse troveremo, un giorno. sulla riva sola dove si rovescia il mare.

frequency, il futuro è in ascolto. visto poco fa.


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