5 sport: judo

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sai, mae’,
riesco ancora a fare la verticale. non la tengo, ma salgo coi piedi in aria e le gambe dritte. le ruote e le cadute in avanti non sono un problema. la cinta mi sta stretta, ma “er kinolo” (che qui chiamano correttamente judoji) è sempre largo. e quando la maestra, sguardo duro e presa tosta, mi mostra le tecniche e mi dice i nomi, è come un lungo tunnel illuminato, che mi riporta allo scantinato di tormarancio, con gli ideogrammi giapponesi e le vignette in romanesco. in ginocchio, ci si inchina e si fa il rei, alla fine della lezione si applaude, come sempre e in ogni scantinato, nell’odore dei corpi stanchi. ti asciugavi il sudore in faccia con la mano aperta, e ogni suggerimento, ogni presa, ogni movimento circolare con piedi, mani, bacino e anima (se c’è) mi è entrata sottopelle. le tue perle sono lì, brillano nei miei neuroni. muovermi sul tatami, con te accanto, in un’altra dimensione, è così facile. è sospetto. non ho ripreso a combattere, chissà se lo farò. niente più palazzetto nervi, ma se prenderò la nera (ed è ancora possibile) la bacerò, e la mostrerò in alto. mi sono tatuato il judo addosso, più del sole che mi hanno scritto la scorsa estate. risplende, nel viso di jigoro kano, il sole d’inverno sul ramo di abete che si piega, e fa scivolare la neve a terra. come dicevate tu e lui.
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seven colours: blue

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kata guruma in giapponese significa rotazione sulle spalle, ed è uno dei colpi più spettacolari del judo. presuppone che l’avversario si sbilanci in avanti, lo si carica sulle  spalle e lo si proietta facendogli compiere una rotazione su se stesso. la tecnica deve essere eseguita col minimo sforzo possibile, bisogna stendere le braccia, che prendono rispettivamente  un braccio e una gamba di uke (l’avversario). è molto difficile durante un combattimento, ma non impossibile da eseguire. come tutte le tecniche del judo, l’importante è cogliere l’attimo, il momento in cui uke  ha un punto debole nel suo equilibrio, ed eseguire alla perfezione i movimenti. le rotazioni, i movimenti circolari sono importantissimi in questa arte marziale. dal punto di vista fisico, fare compiere rotazioni ad un corpo intorno al suo baricentro costa molto meno sforzo  che spingere o tirare. è una conseguenza semplice delle leggi della meccanica, sulla quale si basa anche il funzionamento delle leve, delle pulegge, delle ruote e via andare. l’esecuzione di una tecnica in judo presuppone concentrazione, colpo d’occhio, e disciplina. sì, disciplina. interiore, soprattutto. nella pratica, nella pazienza delle ripetizioni durante l’allenamento, nel rispetto di sè e dell’avversario. do (seconda parola di judo) vuol dire via, ma anche arte. il mio vecchio maestro era proprietario di una palestra in una borgata, piena di problemi come potevano essere certe zone di roma negli anni ’70. microcriminalità, violenza e povertà (più morale che materiale) impregnavano un’aria plumbea, sotto un cielo mite. e lui, oltre ad insegnare judo, dipingeva. proprio come yves klein, artista totale degli anni ’50 e cintura nera quarto dan, ritratto in questa foto mentre esegue il kata guruma. il blu di yves klein è forse il colore migliore, misto di purezza e nostalgia per rappresentare le mie sensazioni di fronte allo sport di tanti anni, in cui non ho mai eccelso, ma che rimane come punto cardine nella mia educazione e nella mia attitudine alla vita.
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