09/07/2008

seven colours: violet


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neil young-my my hey hey

400 nanometri. questa è la lunghezza d'onda della luce corrispondente al viola, che noi vediamo quando i raggi luminosi penetrano nella pupilla e vengono focalizzati dal cristallino sulla retina, dentro il nostro occhio. è il minimo di lunghezza d'onda percepibile dalla visione umana, così come il massimo corrisponde al colore rosso. ma oltre, oltre c'è un mondo. un mondo invisibile, sfuggente, riusciamo a vederlo solo attraverso altri strumenti: rivelatori, principalmente, il cui principio di funzionamento  sfugge ai più. ho utilizzato un tipo di luce emessa da una particolare macchina, che si chiama sincrotrone, comprendente tutti i colori, visibili e non visibili, anche l'ultravioletto e i raggi X. quando esce dalla macchina, questa luce può avere un colore dominante che vira verso il viola, o blu. una volta la vidi direttamente, con alcune precauzioni, perché pericolosa. questo "oltre", che ho visto o utilizzato, e che permette di ottenere risultati bellissimi nel mio campo, non è granché. c'è un "oltre", negli atteggiamenti, nel comportamento e in quelle particolari reazioni chimiche, dette sentimenti, che non capirò mai. troppo complicato. e purtroppo, non mi rassegno ad accettare questo semplice dato di fatto. forse riusciremo, riusciremo ad aprire certe porte e a comprendere certi meccanismi. ma anche se sappiamo, grazie a Newton, perché cade una mela, questa continuerà a cadere, inevitabilmente. l'unica cosa da fare è evitarla mentre cade, raccoglierla e mangiarla.

There's more to the picture
Than meets the eye.
 

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la luce bianca è scomponibile in sette colori: rosso arancio giallo verde blu indaco violetto. corrispondono a diverse lunghezze d'onda.

 

05/07/2008

seven colours: indigo

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non ce n'è. non ce n'è più di funghi, qui. sono arrivato troppo tardi, li hanno già raccolti. sasha guarda la radura, ai margini del bosco. si piega sulle gambe, mentre si slaccia il casco da ciclista. la bici è un po' più in là, sembra fissarlo, come un cane in attesa del padrone. è stata una giornata calda, sul carso. sasha è stanco, ma non ha voglia di tornare a casa, a prosek. vuole rimanere ancora là, a pensare. pioverà,  stasera, sicuro. un bel temporale mentre ritorno. mi bagnerò, ma non importa. guarda la terra rossa che affiora dall'erba secca di fine estate. disegna ghirigori con un bastoncino, poi si alza e incomincia ad incamminarsi sul sentiero, nel bosco, il casco sotto braccio. passa il cartello bilingue che segna il confine tra italia e slovenia, dove parlano la sua lingua. sale ancora, uno spiazzo, le colline davanti, che degradano verso la baia di trst. si ferma e si accende una sigaretta, mentre osserva l'altopiano, con le ombre che incominciano ad allungarsi. pensa al nonno, che metteva la bandiera yugoslava fuori dal balcone, il primo maggio. al prozio, partigiano titino, fucilato dai fascisti. tutte quelle storie, quel sangue. e al giorno che prendeva il sole a portorož assieme ai turisti triestini e tedeschi, mentre a 100 km il massacro era ricominciato. le colline diventano scure, la guerra si sposta più a sud. le nuvole incominciano a  coprire il cielo, che diventa di un colore strano nella sera. gli viene in mente la parola italiana, indaco. quella slovena non se la ricorda più. 

00:20 Scritto da: weller60 in cityhoppers | Link permanente | Commenti (18) | Segnala | Tag: seven colours, carso, u2, one | OKNOtizie |  Facebook

02/07/2008

seven colours: orange

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quanto manca alla chiusura degli impianti. quanto. c'è ancora tempo per risalire sul boè,  su piz la jla, su porta vescovo, sulla marmolada e scendere, nel sole arancio, con la brezza della primavera che piano piano si trasforma in lupo che ti morde sulla faccia. addio nell'ultima pista. la neve un po' sfatta, nessuno intorno e dentro. questi sci carving fanno miracoli, giri come niente e ti senti stenmark, anche se è solo un'illusione di consumo. basta un pezzo ghiacciato, una cunetta un po' alta, un cumulo di neve stanca e lì ti disunisci, ti pianti, sbuffi, perdi il ritmo. sorridi stretto, devi tenerli uniti, 'sti cazzo di sci, devi curvare bene, devi piegare le gambe. anche se alle montagne rosa non frega niente. perché l'ultima deve essere come la prima, come sempre. negli occhi, le lacrime di freddo. sulla testa arriveranno stelle.

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28/06/2008

seven colours: yellow

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la sabbia scotta sotto i piedini, vero? dove sono i tuoi braccioli? aspetta sotto l'ombrellone, va a prenderli papà. adesso metti le ciabattine fino al bagnasciuga. bella sei, con quei capelli così lunghi, non te li hanno mai tagliati da quando sei nata, e come sei diventata bionda, con tutto il sole che hai preso. fai il bagno con il tuo amichetto, ti aspetta lì, tende le mani verso di te. non litigate più, non fate come ieri. e non allontanatevi troppo.

stai lì, in piedi, vicino alle biciclette. aspetti, aspetti che lui arrivi, come ogni mattina da quando sei venuta in vacanza. il bikini incomincia a starti un po' stretto, è dell'anno scorso, la mamma te ne ha promesso uno nuovo, quello coi fiori gialli, l'hai visto nel negozio al viale. oggi forse viene, te l'ha promesso l'anno scorso, prima di salutarti con un bacio sulla guancia. le amiche di ogni estate sono al muretto, mangiano un gelato e ridono di niente. qualcosa ti allontana, qualcosa che non sai. oggi pomeriggio leggerai quel libro, te l'hanno consigliato a scuola. ti ha preso subito, è la strana storia di una donna russa e di un Maestro che viene dal nulla. lei si chiama margherita, come te.

oggi l'hai visto, al bar, ti ha fatto ciao con la mano, e poi si è girato a parlare con una tipa bruna che non avevi mai notato prima. domani riparti, vai in sardegna col tuo nuovo ragazzo, ti sei tatuata una stella, sulla schiena, per lui. o per te?
un piccolo crack, è quella fessura mai colmata, e dentro ci sono gli occhi bruni di chi  non è più venuto, mentre tu hai imparato a volare con la scopa, sulle città addormentate e sopra il mare nero.

23/06/2008

seven colours: green

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ivan klasnic è entrato alla fine del secondo tempo supplementare. ivan deve avere pensato agli ultimi due anni ed ai trapianti di rene subiti nel gennaio duemilasette, che potevano mettere fine alla sua carriera di calciatore nella bundesliga e di nazionale croato. i due reni sono stati donati dalla madre e dal padre. quello della madre è stato rigettato. ivan è nato ad amburgo, da genitori bosniaci di etnia croata. poteva scegliere tra tre nazionali, ha optato per  quella con gli scacchi bianchi e rossi. era già entrato in questo campionato, contro la polonia, e aveva segnato un gol. quando la sostituzione è stata annunciata, lo stadio è esploso. e lui ha segnato di nuovo, al centodiciannovesimo minuto, uno alla fine. solo uno più il recupero, e la croazia era in semifinale. ma non finisce. non ancora. negli ultimi secondi, semih sentürk ha pareggiato per la turchia. è finita ai rigori, con i turchi galvanizzati ed i croati a pezzi. turchia dentro, croazia fuori. ivan ha vinto e perso in cinque minuti, o poco più. su un verde smeraldo illuminato da luci artificiali, nel clamore elettronico dei nostri sciocchi tempi.