19/03/2008
maya

Azionò il dispositivo di innaffiamento automatico delle piante OGM. Che fiori, che spettacolo. Si abbandonò sulla sdraio, gli occhi semichiusi, il pensiero andò al sex-robot che le aveva regalato Jacopo per il suo compleanno ("quando sono via, mi piace immaginarti con questo", le aveva detto) e sorrise maliziosamente. No, preferiva un po' di musica. Si toccò il tatuaggio dietro l'orecchio destro, il tune-nanochip impiantato sotto la pelle si accese, e la scosse leggermente. Troppo forte il volume, ecco, così è meglio, si disse, sfiorandosi di nuovo il collo.. Guardò la porta serrata dell'altana, antica come il palazzo, rimasta lì per il divieto del Municipio di demolirla durante i lavori di ristrutturazione. Ancora le faceva rabbia, Jacopo si era arreso troppo facilmente, e così niente minipiscina con idromassaggio alle nano-particelle. Quante volte l'aveva rimproverato, sempre uguali, gli uomini. Pigri. Il gatto Felix, fino ad allora assopito lì davanti, si riscosse improvvisamente e scappò via. E in quel preciso istante, noto che le linee della porta della vecchia altana sembravano curvarsi, no, non sembravano, si curvavano davvero. Ne era sicura. Ondeggiavano, ritmicamente. Maya deglutì, immobile. Dietro si vedeva una luce rosa (rosa?) sempre più intensa. Si toccò il tatuaggio per spegnere la musica, e lo sentì: il suono di uno strumento musicale, una chitarra elettrica, così si chiamava, suo nonno ne aveva posseduta una, ancora si trovavano in giro nei mercatini per collezionisti. Impossibile, assurdo: l’altana era chiusa, non ci andava mai nessuno. Era stata sgombrata durante i lavori. Poi la porta si dissolse, una luce proveniva dall’interno, così intensa che Maya scattò in piedi e si coprì gli occhi con le mani. Dal rosa, il colore passò al blu. Lei era pietrificata, non riusciva a muoversi di un passo. Le sembrò che l’intensità della luce diminuisse, e riaprì lentamente gli occhi. Una sagoma scura proveniente dall’altana si avvicinava. Maya aprì la bocca per gridare, ma non ci riuscì. Incominciò a distinguere un ragazzo alto, con i lunghi capelli scuri, una benda colorata legata sulla fronte, blue jeans lisi e una maglietta colorata. Lui le rivolse uno sguardo un po’ attonito, mormorò qualcosa, poi sorrise ed esclamò:
“Cazzo, questa volta è meglio delle altre! Sembra il futuro!”
Fece un giro intorno alla terrazza, guardò incuriosito il panorama, e chiese a Maya, ancora impietrita:
“Che anno è?”
“Il 2040”, rispose meccanicamente Maya.
“Ma dai! Sono stato indietro, mai avanti. Fantastico. Vado giù, a dirlo ai miei amici. Fra un po’ la porta si chiude. Cioè qui si chiude, di là ancora no. Si può uscire, non entrare. ‘Sto cazzo di wormhole è proprio strano. L’abbiamo trovato nella mia cucina, in un armadio. Ogni tanto esce luce e l’anta si dissolve, letteralmente. Tu entri ed esci in un altro tempo. La prima volta pensavo fosse qualcosa nella mia erba, un allucinogeno. Da andare giù di testa. Poi ho letto un libro, è una cosa strana dello spazio tempo. Boh, non studio fisica. E’ una figata. Come ti chiami, donna del futuro?”
“M…M… Maya.”
“Bel nome. Hai un bel posticino, qui. Senti, vuoi venire giù? Puoi ritornare dopo, tu puoi, in poche ore. Io devo andarmene ora. Una volta ho rischiato di rimanere intrappolato nel 1850.”
Sì, sto proprio uscendo fuori di testa, pensò Maya. Oppure sono quelle pasticche che ho preso ieri con Jacopo, forse. Ma possibile che i lisergici legali, acquistati in farmacia fossero così potenti? E poi, sembra tutto troppo reale, anche lui. Il ragazzo le sorrise.
“Io mi chiamo Marco, comunque. Se non vuoi venire, ciao. Non è mai venuto nessuno, hanno tutti troppa paura.”
Invece Maya venne, inaspettatamente. Passò attraverso il tunnel luminoso, e si trovò nel 1973. C’era una festa. Tanti ragazzi, sorridenti. La musica andava forte, la cucina era piena di luce, musica e colori, così vivi. Maya parlò del futuro, ma era quel presente che contava. Diventò allegra.
Sentì la musica come non l’aveva mai sentita.
Mangiò e bevve come non aveva mai mangiato e bevuto.
Rise come non aveva mai riso.
Quando la luce dal corridoio si fece più fioca, strinse le spalle, con gli occhi illuminati, e girò le spalle all’anta dell’armadio che riprese la sua forma.
Quella notte, fece l’amore come non l’aveva mai fatto.
09:10 Scritto da: weller60 in Greg | Link permanente | Commenti (12) | Segnala | Tag: rem, suoernatural-superserious, futuro, passato | OKNOtizie |
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14/02/2008
à vous (especially you)

Charades, pop skill
Water hyacinth, named by a poet
Imitation of life
Like a koi in a frozen pond
Like a goldfish in a bowl
I don't want to hear you cry
...perché non c'è niente di male nell'essere come si è.
08:00 Scritto da: weller60 in Greg | Link permanente | Commenti (19) | Segnala | Tag: rem, fiori, peace and love | OKNOtizie |
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18/10/2007
Domani

Domani sotituiremo le lampadine a incandescenza con i LED, per risparmiare energia. E avremo tante belle luci colorate (il blu, soprattutto, che piace tanto a me). Domani potremo costruire dei computer con logiche diverse: non più solo 0 o 1, oppure sì o no, ci saranno altre opzioni, utilizzando i principi della fisca quantistica, e le sue stranezze. E saranno sempre più piccoli, e potenti. Domani useremo (compagnie petrolifere permettendo) auto ad idrogeno, ad emissione zero. Domani andremo su Marte, e lo colonizzeremo, costruendo tante piccole casette trasparenti a forma di bolle. Domani forse chiederò di fare l'astronauta, oppure di andare per un po' a lavorare Barcellona, o a Berkeley. Domani pioverà. Domani tornerò a Liverpool, e respirerò il vento del mare d'Irlanda. E sorriderò un po' di più, e farò sorridere voi un po' di più. Domani scriverò qualche poesiola, o qualche storiella, e forse le farò leggere ad occhioni blu. Domani starò meglio, anzi a scrivere queste cose mi sento già meglio. Jane Birkin, o Brigitte Bardot, o Jane Fonda mi sorrideranno. E prenderò un Campari con Dick Feynman, che mi racconterà una barzelletta. E' un buon inizio di giornata, con le corde che diventano fili di seta iridescenti. E adesso scappo, che devo tenere una lezione. Sono fatto così, e non posso farci niente. Perché forse il domani è già ora. Sun on you.
09:40 Scritto da: weller60 in Greg | Link permanente | Commenti (53) | Segnala | Tag: rem, futuro, marte | OKNOtizie |
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10/10/2007
Another Albert

Non c'è niente nella mia manica, come cantano i REM, e quello che faccio forse ha un senso. Mi sono posto molte domande, l'estate scorsa, sotto il sole di Minosse. Su di me, sul senso della vita (ma va? non era un film dei Monty Python?) e non è che abbia trovato molte risposte. Ma devo continuare a chiamare cose e persone col loro nome, senza nodi alla gola. Non c'è niente che noi non possiamo fare, niente. E anche se i grovigli che abbiamo dentro rimangono, non è poi così essenziale dipanarli. Adesso prendo i miei libri, il mio computer e vado a spiegare a tre ragazzi cos'è un semiconduttore. Tenendo a mente che l'importante è trasmettere, non dire. Sono sicuro che sarà una bella lezione. E prima o poi vedrò le luci blu.
I'm breaking through
I'm bending spoons
I'm keeping flowers in full bloom
I'm looking for answers from the great beyond
10:35 Scritto da: weller60 in my playground | Link permanente | Commenti (34) | Segnala | Tag: nobel 2007, rem | OKNOtizie |
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08/10/2007
Lonely Albert

This tidal wave
This avalanche, I'm not afraid
Come on, come on, no-one can see me cry
11:50 Scritto da: weller60 in my playground | Link permanente | Commenti (29) | Segnala | Tag: rem, einstein, friendship | OKNOtizie |
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