23/05/2006

Qui...


Qui troverete la storia completa di Horst et Dom. Click on image :)

14:50 Scritto da: weller60 in cityhoppers | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: berlino | OKNOtizie |  Facebook

18/05/2006

Horst et Dom (VIII parte)



Dom si alzò dal letto senza fare rumore, per non svegliare l'uomo accanto a sè. Attraversò la stanza a piedi nudi, raccogliendo la vestaglia di seta che giaceva sulla sedia, uscì e percorse il lungo corridoio buio e silenzioso, dirigendosi verso il soggiorno. Trovò a tastoni le sigarette sul tavolo e se ne accese una, aspirando lunghe boccate. Dalla finestra vicino giungeva il chiarore della città, e si intravedeva la splendida, altissima torre illuminata. Dom la guardò ammirata, appoggiandosi alla finestra. Stette lì per un po', fumando davanti a quel panorama cittadino ormai familiare. Quando la sigaretta finì, si girò e lentamente fece qualche passo, lasciando che gli occhi si riabituassero alla penombra . Il maestoso orologio a pendolo scandì la mezzanotte, facendola trasalire leggermente. Si accucciò sulla preziosa poltrona in pelle, trovò un telecomando e accese l'enorme televisore davanti a sé. Vide immagini di strade piene di gente in festa che si accaniva sulle rovine di un muro, diventato nel giro di poco tempo il simbolo di un passato che si allontanava rapidamente. Un uomo anziano suonava il violoncello in segno di giubilo. Il volume era troppo basso per potere ascoltare il commento concitato, ma Dom non prestava più attenzione, guardava oltre lo schermo colorato, mentre si lisciava i capelli neri appena acconciati dal suo costoso parrucchiere di fiducia. Spense il televisore e accese l'abatjour che aveva accanto. La luce soffusa si propagò sui preziosi mobili antichi che arredavano il soggiorno, e lei cercò con lo sguardo il secretaire all'angolo. Dopo un attimo di indecisione, si alzò e raggiunse il mobile, aprì il cassetto e ne tirò fuori una vecchia scatola di cartone. Dom la aprì e prese una cartolina, arrivata la mattina precedente. Ritraeva una spiaggia assolata, con qualche bagnante steso a rosolarsi sulla sabbia bianchissima, in costumi da bagno di altri tempi. Rilesse le poche righe sul retro, vergate in una calligrafia regolare e nitida. Dom sorrise, e sfiorò con le dita la catenina che aveva al collo, con appesa l'effigie della regina egizia ammirata qualche anno prima. Un lamento infantile la riscosse. Ritornò sul corridoio e raggiunse una piccola camera accanto alla sua stanza da letto, flebilmente illuminata da un Mickey Mouse sorridente su una piccola scrivania. Si avvicinò al lettino del bambino, e si chinò con cautela. Dormiva ancora, era solo un sogno. Lei carezzò il visetto paffuto, circondato da lunghi riccioli biondi, rassettò le coperte e sistemò il cagnolino di peluche accanto al cuscino. Quando il bambino si calmò, andò di nuovo in soggiorno, accanto alla finestra del suo lussuoso appartamento di Montparnasse, e rimase a fissare la Tour Eiffel illuminata, in lontananza.

"Svegliati, caro, non puoi addormentarti così...ti scotterai, svegliati".
Horst aprì gli occhi, stordito. La sagoma della donna si stagliava contro il sole, sembrava altissima. Mugugnò qualcosa, e si voltò, combattendo contro l'intorpidimento.
"Da quanto tempo... " borbottò, si rigirò sul lettino, e si mise a pancia in giù, intravedendo con gli occhi semichiusi lo splendido mare blu. Charlotte, vestita solo di un ampio cappello di paglia e splendida nella sua abbronzatura integrale, le poggiò una mano sulla schiena.
"Jorgen vuole che vai con lui a fare un'immersione. Ho portato dei panini per pranzo. Hai fame?"
Horst non rispose, si rialzò un po' indolenzito e cercò il tabacco con la mano per prepararsi una sigaretta.
"Ho sognato..."
"...qualcosa di piacevole sicuramente, caro.". Charlotte ridacchiò, indicando il suo basso ventre. Lui si guardò in basso, e si coprì con un asciugamano, imbarazzato. Lei gli si sedette accanto, e lo baciò sulla guancia.
"Sono contenta, sai, proprio contenta. Sei ritornato sulla Terra, da quando sei qui."
"Già, sulla Terra".
Horst socchiuse di nuovo gli occhi, mentre fumava. Passò la sigaretta alla moglie e salutò Jorgen, che sguazzava felice in acqua e gesticolava verso di loro. Charlotte appoggiò la testa sulla sua spalla e sorrise.

(mi sa che è la fine :) )

A breve rendero' disponibile il testo di questa storiella in forma completa. Il fortunato milionesimo cliente che lo scarica ricevera' in dono la statua originale di Nefertiti :)

00:55 Scritto da: weller60 in cityhoppers | Link permanente | Commenti (53) | Segnala | Tag: berlino, parigi | OKNOtizie |  Facebook

10/05/2006

Horst et Dom (VII parte)



La donna più bella del mondo era là, nell'ampia stanza, altera ed immobile, lo sguardo fisso, i lineamenti delicati e sereni. Il suo copricapo parlava di tempi remoti, il suo volto perfetto rifletteva eternità. Horst e Dom si avvicinarono lentamente verso il busto di Nefertiti, la bellezza che viene sulla terra, la stella dell'Aegiptisch Museum. La contemplarono per qualche minuto, soli nel museo ormai prossimo alla chiusura.
"Ogni tanto vengo a vederla, l'ultima volta ci ho portato mio figlio qualche settimana fa. E' rimasto senza fiato, come me quando venni qui la prima volta con mia madre."
Dom prese la mano ruvida di Horst, lo sguardo ancora verso il busto.
"E' bellissima", mormorò, con un filo di voce. "non... non ho parole."
Un custode li richiamò, il tempo era scaduto. I due si voltarono, e si incamminarono verso l'uscita, mano nella mano. Arrivarono vicino alla moto, Dom si girò verso Horst:
"Tu es un ange, Horst. Mon ange."
Si mise in punta di piedi, e lo baciò sulle labbra, con gli occhi chiusi. Abbracciò il colosso che la strinse forte, la moto accanto in silenziosa attesa, come un cane fedele.
(continua)

23:45 Scritto da: weller60 in cityhoppers | Link permanente | Commenti (72) | Segnala | Tag: berlino, parigi | OKNOtizie |  Facebook

Horst et Dom (VI parte)



All'ultimo tentativo prima di uscire di casa, Dom era finalmente riuscita a parlare per telefono con il fratello. La conversazione si era svolta in francese, e Horst non aveva capito granchè, ma aveva visto la ragazza, inizialmente molto tesa, rilassarsi e poi sciogliersi in uno dei suoi meravigliosi sorrisi, mentre riattaccava il telefono. Il tedesco si accese un'altra sigaretta e guardò la donna con aria interrogativa.
"Si è scusato,era fuori per motivi di servizio. Vuole vedermi per definire la vendita della casa. Ha accettato. Era molto sorpreso che fossi qui. Ci vediamo domani."
"Cosa? Wunderbar! Splendido! Bene, bene bene..."
Dominique si sedette accanto a Horst sul divano, che le passò la sigaretta. Lei la accettò, e aspirò un tiro. "Merci. Che incubo che è stato. Non posso crederci..."
"Senta, che ne dice del giro in moto? Lo vuole fare lo stesso? Oggi è una bellissima giornata. L'invito è ancora valido."
"Va bene, va bene. Non ho niente da fare fino a domani. Alain mi ha promesso che mi darà un po' di soldi per potere ripartire. Pagherà anche il conto dell'officina."

Era un giorno radioso, quello, per la moto di Horst. Messa a punto e lucidata la domenica precedente, avrebbe incominciato a rombare maestosa nella nuova stagione. Il suo proprietario ridacchiava, felice come un bambino di fronte ad un regalo di Natale tanto atteso, mentre la mostrava a Dominique nella rimessa. La ragazza assisteva con aria assente ai preparativi per quello strano viaggio, un po' impacciata nella tuta di Charlotte, di taglia decisamente maggiore della sua. Horst si mise a cavalcioni del bolide, si sistemò i lunghi capelli biondi raccolti in una coda di cavallo ed infilò il casco nero. Fece un cenno a Dominique, che le si accomodò dietro con qualche difficoltà, e partirono. Andarono per per le strade rumorose e sporche di Kreuzberg, su verso il centro. Costeggiarono il muro variopinto,passarono vicino le rovine di Anhalter Bahnhof e la landa desolata di Potsdamer Platz, fino alle porte chiuse di Brandeburgo. Poi, come in parata per Strasse des 17 Juni, Dominique si voltò per salutare i due soldati russi a guardia del monumento al milite ignoto sovietico, e guardò ammirata l'angelo indifferente sulla altissima colonna del Siegesshaule. Da Tiergarten, Horst piegò verso sud, e si diresse verso Charlottenburg. Arrivarono al parco davanti al Palazzo e parcheggiarono.
"Erano mesi che aspettavo questo giorno. Wunderbar!" . Horst si sfilò il casco e aiutò Dom a scendere dalla moto.
"E adesso vorrei proprio mangiare qualcosa. Lei ha fame?"
Dom annuì, e lo seguì docilmente verso un chiosco, dove Horst ordinò birra e doner kebab per tutti e due. Mangiarono silenziosamente, appoggiati ad un tavolo rotondo, all'aperto. Il tedesco guardava in avanti, il sorriso da bambinone stampato permanentemente sulla sua faccia irsuta. Tracannò ciò che rimaneva della birra in un unico lungo sorso e si rivolse verso Dom.
"Grazie per essere venuta, Dom. Grazie. E adesso, vorrei farle vedere una meraviglia."
(Continua)

00:15 Scritto da: weller60 in cityhoppers | Link permanente | Commenti (16) | Segnala | Tag: berlino | OKNOtizie |  Facebook

10/03/2006

Horst et Dom (V parte)



La grande stanza era quieta, luminosa nel mattino soleggiato. Horst entrò zoppicando, aprì una delle ampie finestre e respirò l'aria pungente. Preparò il caffè con gesti lenti e precisi, se ne versò un po' su una tazza e si sedette sulla poltrona dal rivestimento liso. Guardò il divano dove Dominique era ancora addormentata, mentre teneva la coppa con le due mani, aspettando che il caffè fumante si intiepidisse. A lui non piaceva troppo caldo, amava sorseggiarlo lentamente. Charlotte era già uscita per accompagnare Jorgen a scuola, e poi al lavoro. Non aveva protestato troppo per l'ospite inatteso e sconosciuto, altre volte si erano trovati in situazioni simili, amici di passaggio, bisognosi di un riparo per qualche notte, a volte semplici sconosciuti che portavano i saluti di qualche loro conoscente sparso in giro per il mondo. Una volta un tale Christian, conosciuto durante un viaggio in Spagna si era stabilito a casa loro per più di un mese. Passava i giorni a suonare la sua chitarra, si era reso anche utile come babysitter, poi era sparito all'improvviso, lasciando una lettera di saluto e un giocattolo di legno per il bambino. Qualche settimana dopo era arrivata una sua cartolina dall'India, che era stata attaccata al muro insieme alle loro foto, ai disegni di Jorgen e ai quadri pieni di colore di Charlotte. Niente lavoro per quel giorno, Horst era riuscito a strappare a Kemal un turno di riposo, dopo molte settimane di trattative, e una sequela di prediche e lamenti in turco ed in tedesco. La ragazza si mosse leggermente, e si rigirò. Donna difficile, pensò Horst, aveva detto il minimo indispensabile per non essere scortese, aveva ringraziato Charlotte con il suo splendido sorriso impenetrabile e si era subito preparata per la notte. Non sembrava povera, nonostante il suo aspetto dimesso. Dal suo borsone aveva tirato fuori un pigiama che sembrava acquistato in qualche boutique francese o italiana, ed una serie di cosmetici ed oggettini da toilette che Charlotte aveva notato con sorpresa ed un po' di malcelata invidia. Finalmente Dominique incominciò a svegliarsi. Horst continuava ad osservarla, non vedeva l'ora di scambiare qualche parola con lei per conoscere un po' la sua storia, e perchè mai una francesina così sofisticata fosse finita lì, in una metropoli fredda del Nord, apparentemente senza un soldo. Niente American Express, madame? Niente amici? Niente famiglia? Aveva detto qualcosa di un fratello che era sparito, gli sembrava. La ragazza, finalmente, si alzò, e si guardò intorno con gli occhi semichiusi, mentre si levava i capelli dal viso. Horst mormorò "morgen", Dominique finalmente lo notò, e sembrò ricordarsi dove si trovava. L'uomo si alzo e le si avvicinò:
"Vuole un caffè?"
Dominique fece un cenno di assenso, senza dire niente, ancora un po' stordita. La tazza fu nelle sue mani in un attimo, e lei si risedette sul divano. Horst tornò alla sua poltrona e si preparò una sigaretta con cartina e tabacco, silenziosamente. Aspettò che la ragazza dicesse qualcosa.
"Dov'è sua moglie? E suo figlio?"
"Sono già usciti. io sono rimasto a casa perchè oggi non devo lavorare. Le dispiace se fumo?"
"No, faccia pure. E' casa sua, no?"
Dominique sorrise timidamente. Horst si accese la sigaretta ed aspirò un paio di boccate.
"Ne vuole una?"
"No grazie, prendo una delle mie."
I due stettero silenziosi per un po'.
"Vuole che oggi la accompagno a prendere la sua macchina?"
"Mi dispiace, ma non posso pagare ora. Non so... Vorrei fare una telefonata... Per farmi mandare i soldi..."
"In Francia? Keine probleme. Mi scusi se glielo chiedo, l'hanno derubata? Vuole che la accompagni alla polizia o al suo consolato?"
"Non so, non so proprio." Dominique scosse la testa, desolata. Horst non disse niente per un po', concentrandosi sul fumo che usciva dalla sigaretta. Dopo un po', all'improvviso, la francese incominciò a parlare, con voce bassa, senza guardarlo, e raccontò. Raccontò di un pomeriggio estivo in Normandia, di una festa di matrimonio. Del viaggio di ritorno con i suoi anziani genitori. Suo padre aveva voluto guidare la vecchia Renault, sua madre si era opposta, ma lei, un po' brilla, l'aveva lasciato fare, ridendo. E l'incidente con il camion sulla strada di campagna, che aveva preso la vita di papà e mamma, gliel'avevano raccontato al suo risveglio in ospedale, due giorni dopo. Si indicò la cicatrice sotto il mento, forse col tempo sarebbe sparita, le avevano detto. Dopo qualche settimana, al suo ritorno a casa, aveva scoperto che i debiti avevano mangiato tutto il loro patrimonio. Rimaneva solo la villa di famiglia in Normandia, doveva venderla per potersi sostenere. Ma doveva accordarsi con Alain, suo fratello, la villa era anche sua. Alain era sempre stato inquieto, ribelle. Il padre era riuscito a convincerlo a intraprendere la carriera militare, la prima destinazione era stata Berlino, nel settore francese. Alain aveva conosciuto una ragazza dell'est, e aveva allentato i contatti con la famiglia. Non telefonava più, non scriveva, non era nemmeno venuto ai funerali. L'aveva incolpata dell'incidente, e non voleva saperne di regolare la faccenda della vendita. Dopo tante telefonate rabbiose, Dominique aveva deciso di incontrarlo a Berlino. Era partita con pochi soldi, in macchina. Alla dogana della Germania Est, i Vopos avevano trovato qualcosa che non andava con i documenti e l'avevano trattenuta. Era riuscita a passare pagando una multa che aveva prosciugato tutti i suoi risparmi. E non era riuscita a trovare Alain. Horst ascoltò il racconto, fumando, con gli occhi semichiusi. Quando la ragazza finì il racconto, stette in silenzio per un po'. Non c'erano rumori, si sentì un uccellino cinguettare, felice per la bella giornata. Horst si alzò quasi di scatto, e si avvicinò a Dominique.
"Oggi è una bella giornata, Dominique. Vorrei prendere la moto. Può telefonare in Francia da qui, poi la aiuterò a cercare suo fratello. Possiamo andare al comando nel settore francese. Sono libero fino a stasera, vedrà che si risolverà tutto. Spero che non abbia paura di andare in motocicletta"
La ragazza fece un sorriso impercettibile, e ringraziò. Horst non disse niente, si alzò ed andò a prepararsi, sorridendo a se stesso. (continua)

00:05 Scritto da: weller60 in cityhoppers | Link permanente | Commenti (20) | Segnala | Tag: berlino, parigi | OKNOtizie |  Facebook