08/08/2008

l'occhio di jane

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jane sbircia, solo un attimo, il viso di edo. il london eye si muove lentamente e li porta su. waterloo station, il tamigi, westminster scendono ai loro piedi. piove nella sera di settembre, le luci dei palazzi di londra si accendono. gialle, nel grigio della sera che sa già di inverno inglese.
you broke my  heart, edo. you know that? la gente pensa siano solo versi ripetuti di canzoni sciocche. ma non è così.  i pezzettini sono stati trasportati nei rivoli di pioggia, ai bordi dei marciapiedi. e non li trovo più. non c'è verso, edo. no way I can  fix it. le medicine e le sedute di analisi non servono. perdo chili e speranza ogni singolo, fottuto giorno che dio manda in terra. e che muove i piedi dei pendolari della city, i furgoncini  bianchi taglieggiati dalla congestion charge, i double decks incolonnati sullo strand. succede a te con elaine, succede a me con te. non ti odio, no, per questo.  non è colpa di nessuno, mi hai detto, and it's fucking true.  è così e basta, come la mela che scende giù per la gravità, il leone che mangia lo gnu. la stella tatuata, sulla spalla, per te, è ancora lì. nessuno me la porta via.
il london eye sale e scende, incessantemente, i turisti giapponesi si fanno fotografare. just a kiss, edo, mentre uno strano arcobaleno si accende nella pioggia che si dissolve. un sorriso, jane, just because it's there. la pentola piena d'oro in fondo non c'è, ma è bello crederci. mentre prendi la district line verso est.
 
still there's a light I hold before me
you're the measure of my dreams
the measure of my dreams
 
Edo & Jane:

00:43 Scritto da: weller60 in cityhoppers | Link permanente | Commenti (3) | Segnala | Tag: londra, pogues, soho | OKNOtizie |  Facebook

05/07/2008

seven colours: indigo

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non ce n'è. non ce n'è più di funghi, qui. sono arrivato troppo tardi, li hanno già raccolti. sasha guarda la radura, ai margini del bosco. si piega sulle gambe, mentre si slaccia il casco da ciclista. la bici è un po' più in là, sembra fissarlo, come un cane in attesa del padrone. è stata una giornata calda, sul carso. sasha è stanco, ma non ha voglia di tornare a casa, a prosek. vuole rimanere ancora là, a pensare. pioverà,  stasera, sicuro. un bel temporale mentre ritorno. mi bagnerò, ma non importa. guarda la terra rossa che affiora dall'erba secca di fine estate. disegna ghirigori con un bastoncino, poi si alza e incomincia ad incamminarsi sul sentiero, nel bosco, il casco sotto braccio. passa il cartello bilingue che segna il confine tra italia e slovenia, dove parlano la sua lingua. sale ancora, uno spiazzo, le colline davanti, che degradano verso la baia di trst. si ferma e si accende una sigaretta, mentre osserva l'altopiano, con le ombre che incominciano ad allungarsi. pensa al nonno, che metteva la bandiera yugoslava fuori dal balcone, il primo maggio. al prozio, partigiano titino, fucilato dai fascisti. tutte quelle storie, quel sangue. e al giorno che prendeva il sole a portorož assieme ai turisti triestini e tedeschi, mentre a 100 km il massacro era ricominciato. le colline diventano scure, la guerra si sposta più a sud. le nuvole incominciano a  coprire il cielo, che diventa di un colore strano nella sera. gli viene in mente la parola italiana, indaco. quella slovena non se la ricorda più. 

00:20 Scritto da: weller60 in cityhoppers | Link permanente | Commenti (18) | Segnala | Tag: seven colours, carso, u2, one | OKNOtizie |  Facebook

28/06/2008

seven colours: yellow

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la sabbia scotta sotto i piedini, vero? dove sono i tuoi braccioli? aspetta sotto l'ombrellone, va a prenderli papà. adesso metti le ciabattine fino al bagnasciuga. bella sei, con quei capelli così lunghi, non te li hanno mai tagliati da quando sei nata, e come sei diventata bionda, con tutto il sole che hai preso. fai il bagno con il tuo amichetto, ti aspetta lì, tende le mani verso di te. non litigate più, non fate come ieri. e non allontanatevi troppo.

stai lì, in piedi, vicino alle biciclette. aspetti, aspetti che lui arrivi, come ogni mattina da quando sei venuta in vacanza. il bikini incomincia a starti un po' stretto, è dell'anno scorso, la mamma te ne ha promesso uno nuovo, quello coi fiori gialli, l'hai visto nel negozio al viale. oggi forse viene, te l'ha promesso l'anno scorso, prima di salutarti con un bacio sulla guancia. le amiche di ogni estate sono al muretto, mangiano un gelato e ridono di niente. qualcosa ti allontana, qualcosa che non sai. oggi pomeriggio leggerai quel libro, te l'hanno consigliato a scuola. ti ha preso subito, è la strana storia di una donna russa e di un Maestro che viene dal nulla. lei si chiama margherita, come te.

oggi l'hai visto, al bar, ti ha fatto ciao con la mano, e poi si è girato a parlare con una tipa bruna che non avevi mai notato prima. domani riparti, vai in sardegna col tuo nuovo ragazzo, ti sei tatuata una stella, sulla schiena, per lui. o per te?
un piccolo crack, è quella fessura mai colmata, e dentro ci sono gli occhi bruni di chi  non è più venuto, mentre tu hai imparato a volare con la scopa, sulle città addormentate e sopra il mare nero.

29/05/2008

Losing hand

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Elaine saluta Rory dal bordo della vasca. Il bambino strizza gli occhi e agita la manina, concentrato nello stare a galla. La treccia  bionda della sua mamma  è ricresciuta, e cade sulla camicetta bianca, leggermenta aperta. Elaine guarda di sbieco il telefono. L'ha visto vibrare la sera prima. L'SMS pieno di spine, in poche righe, mentre l'aereo rollava sulle luci di natale della pista di LAX. Lo sai che è l'ultimo, vero, darling? Si mette gli occhiali scuri e si guarda le mani con le dita stese. Non piangerà più. Santa Barbara non è posto in cui piangere.

Il cuscino è sporco di sangue. La benda non ha tenuto, e la mano pulsa. Il soffitto beccheggia ancora. Edo ricorda, il pub pieno di fumo, i suoi mates addosso che lo tengono, what a mess, fucking mess. solo perché la pinta di guinness era stata presa da un'altro. Rotto tutto: i vetri del bicchiere sulla mano. L'asfalto pieno di pioggia bacia la sua faccia all'uscita.  L'iphone giace disintegrato sul pavimento della camera da letto. Nothing fucking works. I gabbiani mangiano l'immondizia sui prati di Sefton Park. Pioverà ancora, oggi pomeriggio. Edo si rivolta nel letto e si addormenta sulla macchia rossa, con il jet lag ancora attaccato addosso.

Peter controlla le formule scribacchiate sulla lavagna del suo ufficio, mentre si gratta la barba. La cerimonia, Cristo. Ancora un po', fammi provare questo. Un piccolo sorriso, veloce. Il conto è venuto. Sposta il costume e l'asciugamano dalla sedia, ed esce infilandosi la toga svolazzante, con in bocca il tocco scuro, verso l'Alsop Building. Le equazioni guardano vuote il grigiore di Liverpool, attraverso la finestra sporca.

Played out by the band
Love is a losing hand
More than I could stand
Love is a losing hand

 

P.S.: i cityhoppers sono una categoria del mio blog. Tre anni fa incominciai a scrivere una storia su Edo.  E' una storia infinita che si richiude su se stessa, proprio come il simbolo matematico dell'infinito.

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E' stato, ed è , un gran divertimento. Edo, Elaine, Jamie, Horst, Dom, Claire, Sasha, Claudia, Alice, sono i protagonisti. Sun on u.

21/05/2008

Alice in the city

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Alice si sveglia la mattina. presto. guarda l'orologio dittatore e si stiracchia un po'. lui ha chiamato ieri sera, un po' va bene e un po' va male. arriverà il weekend, e il treno da prendere. poco mangiare, piccola, solita ossessione dell'eccesso. si mette i suoi vestiti neri e corre verso l'autobus. un bambino cinese le stringe una mano, mentre lei si  liscia i capelli con l'altra. il libro out  esce dalla sua borsa, puff, e le dice "leggimi, che mi devi scrivere". caldo sulla metro, sempre di più. la stazione fuma di moto circolare. persone, persone, persone in abiti da giostra cittadina. Alice sale rigida sulla scala mobile, il libro al petto, il rock'n'roll fluisce da un orecchio all'altro. il marciapiede inghiotte i suoi passi frettolosi lì, verso l'ufficio nel palazzo circondato dalle scatole di vetroresina e lamiera con le ruote. eccolo il portone, eccolo il LAVORO.  lei si arresta proprio là davanti e guarda di lato, sinistra e destra. le pagine si girano, la frase arriva ai suoi occhi.  sorride, rivolge la testa in alto. le nuvole risplendono del sole che arriva con le rose. per il pane, non ora, nun c'è probblema. Alice  si gira  e scappa verso il Giardino degli Aranci.
 

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14:55 Scritto da: weller60 in cityhoppers | Link permanente | Commenti (15) | Segnala | Tag: alice, roma, wannadies | OKNOtizie |  Facebook